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Il Moro della cima: una vita sul Grappa

by Diletta Cecchin
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Aveva notato come funzionava: finché era in mutandoni sul suo pagliericcio, con Too lì vicino, era lui, Moro Frun, all’anagrafe Agostino Faccin, nato a Borso il 4 novembre 1866. Ma poi si infilava la giacchetta di velluto, sopra al taschino si appuntava la spilla d’argento con le due piccozze incrociate, calcava la berretta e prendeva la lanterna a carburo che teneva sempre con sé quando portava gente in giro per la Grapa. Allora diventava qualcosa d’altro. Era il Moro della cima.

In queste righe è racchiusa l’anima del romanzo di Paolo Malaguti, intitolato Il moro della cima, pubblicato da Einaudi. Un’anima femminile e maschile, dolce e ruvida, come il protagonista e come le pendici del monte Grappa. Malaguti ha preso ispirazione dalla vera storia di Agostino Faccin, per intessere un romanzo perfetto per chi ama la Storia, la bella scrittura, la montagna e i personaggi di spessore.

il Moro della cima

Da quando era ancora un ragazzino, Agostino Faccin, conosciuto da tutti come il Moro, ha un sogno: vivere sulle pendici di quella montagna che sorveglia, come una madre amorevole, la sua casa. Si tratta del monte Grappa. A Borso, il piccolo paese vicino a Bassano dove il Moro è nato, però tutti la chiamano al femminile, la Grapa, e non è un caso.

La madre e i fratelli cercano di convincerlo a rimanere a valle. Non sono ricchi, ma dispongono di un pezzo di terra, e il Moro potrebbe vivere coltivandolo, come ha fatto suo padre prima di lui, e suo nonno prima ancora. Ma, nelle gambe e nella testa de il Moro, c’è voglia di libertà e di spazi aperti. Così inizia a occuparsi della transumanza delle vacche, andando il alpeggio durante l’estate.

Sullo sfondo la vita quotidiana: i tre anni di leva obbligatoria, il matrimonio con una donna semplice, i primi figli. E sempre, costante, il bisogno della montagna, di mettere chilometri sotto i piedi. Il moro conosce la Grapa meglio di casa sua, per questo un giorno arriva la proposta che gli cambierà la vita: gestire il primo rifugio che la società alpina di Bassano sta per inaugurare sul monte Grappa.

il Moro della cima

La sua fama si diffonde: uomo schivo, di poche parole, baffi scuri e pelle bruciata dal sole. Da il Moro, diventa per tutti il Moro della cima. Ottima guida per i primi appassionati di alpinismo. La Grande Guerra è però alla porte e sconvolgerà il mondo intero. Il luogo dove il Moro si sentiva più al sicuro, diventerà terreno di battaglia. Le pendici verdi e rigogliose si trasformeranno in un cimitero a cielo aperto. Il Moro però sarà sempre lì, presente, a vedere e fare la Storia.

Il Moro della cima è un romanzo dalla costruzione perfetta: appassionante, vivace, poggia le fondamenta su una ricerca storica puntigliosa, senza diventare pedante. Paolo Malaguti alterna abilmente una lingua a tratti poetica e a tratti dialettale, e col dialetto delinea benissimo il protagonista e i personaggi secondari. Un libro che ho amato molto e mi ha ricordato Il dolore perfetto di Ugo Riccarelli (vincitore del Premio Strega nel 2004), per quanto riguarda lo sfondo storico, e ovviamente i romanzi di Paolo Cognetti per le descrizioni dei paesaggi montani.

Image Source: Einaudi

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