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Orfani Bianchi: storia di una madre

by Diletta Cecchin
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orfani bianchi

Antonio Manzini

Nelle ultime settimane si è fatto un gran parlare di Antonio Manzini, grazie alla trasposizione televisiva delle vicende di Rocco Schiavone. Non sono mancate le polemiche; addirittura la politica si è scagliata contro la fiction di Rai 2, definita antieducativa a causa di qualche canna fumata dall’amatissimo vicequestore.
La controversia tele-politica ha avuto però la grave colpa di oscurare l’ultima uscita dello scrittore romano, in questi giorni sugli scaffali di tutte le librerie con Orfani bianchi, edito da Chiarelettere.
In questo romanzo, Manzini racconta le vicende di Mirta, badante di origine moldave che da cinque anni lavora in Italia. La vita di Mirta è costellata da sofferenze; nel suo paese di origine ha lasciato la madre e un figlio di dodici anni, Ilie, a cui sogna di poter dare un futuro migliore. Solo per lui è disposta a sopportare terribili umiliazioni, case sovraffollate, viaggi interminabili. Mirta non vive, sopravvive, si dimentica del suo corpo e dei suoi sentimenti, non sa neanche più cosa sono l’amore e l’attrazione sessuale verso un uomo, la sera arriva a casa distrutta da dodici ore di lavoro, chiude gli occhi e recupera le forze. Un giorno una possibilità si affaccia nella sua vita: un lavoro molto ben retribuito per una ricca famiglia di Roma.
Riuscirà Mirta a portare Ilie in Italia con lei?
Orfani BianchiManzini trasmette sensazioni come se non leggessimo un libro, ma guardassimo delle fotografie. Ci permettere di conoscere il mondo delle badanti e di coloro che affidano i propri anziani alle tante Mirta d’Italia. L’incoerenza di questi datori di lavoro: da un lato hanno paura che la badante di turno rubi argenteria e gioielli di famiglia, dall’altra però lasciano nelle sue mani quanto di più caro dovrebbero avere, madri e padri. Anziani che ridiventano figli, bambini, nelle braccia di Mirta, Marina, Ivana.
Ma cosa pensa Mirta dell’Italia? «Qui in Italia ognuno vive per i fatti suoi. Hanno tutto ma sorridono poco e non gli viene da essere felici. Per questo la signora Olivia mi fa una tenerezza enorme. La lasciano qui, con me, un’estranea che viene da lontano. E quando se ne andrà, forse avrà solo i miei occhi accanto».
Sono queste le sue parole, racchiuse in un romanzo, che ci obbliga a una profonda riflessione e anche a un po’ di autocritica.

Image Source: sito Chiarelettere

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