Grazie al podcast Parlarne tra amici di Daria Bignardi (di cui vi ho recentemente parlato) ho avuto il piacere di riscoprire, insieme al gruppo di lettura che conduco, un grande classico della letteratura contemporanea. Si tratta de Il quinto figlio, di Doris Lessing, scrittrice Premio Nobel, pubblicato per la prima volta nel 1988 ed edito da allora in Italia da Feltrinelli. Doris Lessing è stata una scrittrice poliedrica, voce dei movimenti femministi, amante di diversi generi letterari. Ha saputo dare voce a una generazione e scrivere romanzi ancora oggi molto attuali. Ne Il quinto figlio ha voluto approfondire il tema della maternità, delle aspettative sociali, del diverso ed è riuscita a farlo in maniera magistrale, scrivendo un’opera senza tempo.

I presupposti da cui prende avvio Il quinto figlio sono quelli classici, il quadro perfetto di una famiglia felice. Harriet e David si riconoscono durante una festa aziendale. In un tempo di libertà sessuale e anticonformismo, sono due persone contro corrente. Entrambi sognano la famiglia tradizionale, tanti bambini, una grande casa pronta ad accogliere tutti a braccia aperte. E da subito si adoperano per realizzare questo sogno. Comprano una sontuosa villa in stile vittoriano, esagerata per le loro finanze. La casa si struttura su tre piani, con un ampio giardino e tantissime stanze, pronte ad ospitare amici, parenti e soprattutto una schiera di bambini. Harriet e David subito si adoperano per allargare la famiglia. Nel giro di pochi anni mettono al mondo quattro bambini. Sono creature perfette, dolci e solari. Ma l’idillio è destinato a finire.

La famiglia viene lacerata dall’arrivo di Ben, il quinto figlio del titolo, la mela marcia della copertina. Fin dalla gravidanza Harriet capisce che qualcosa non va nel bambino, una creatura dalla forza sovrumana che cerca di lacerarla da dentro. Quando nasce, di sette mesi, Ben si presenta al mondo con le sembianze di uno gnomo o di un piccolo uomo preistorico: brutto, violento, incontrollabile. Harriet cerca comunque di prendersi cura del nuovo nato, ma capisce che nulla sarà più come prima.
Io mi sono chiesta: e se nel ventesimo secolo venisse al mondo un elfo, una creatura di un’altra epoca? Nella nostra società apparirebbe “cattivo”, portatore di male. Come reagiremmo se capitasse tra noi uno così? Questo libro l’ho scritto due volte. La prima versione era meno cruda, poi mi sono detta: “cara mia stai barando, se succedesse davvero sarebbe molto peggio di così” e allora l’ho riscritto portandolo alle conseguenze estreme.
E infatti, come diceva in un’intervista Doris Lessing, Il quinto figlio è un libro estremo, che non tace nulla. Fatevi un regalo per Natale, leggetelo!
Image Source: Feltrinelli – La Stampa
