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Le gonne particolari sono i nuovi pantaloni

by Paola Ferrario
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Per anni ho pensato quasi esclusivamente a comprare jeans. Ne cercavo continuamente di nuovi: quello con il lavaggio perfetto, quello abbastanza largo ma non troppo, quello bianco capace di diventare il punto luce di un look, quello dritto da indossare praticamente con tutto. Poi è arrivato il momento dei pantaloni. Morbidi, sartoriali, possibilmente maschili, con le pinces e quella costruzione apparentemente semplicissima che negli ultimi anni ha trasformato il tailoring in una specie di uniforme contemporanea.

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Eppure, proprio mentre il mio guardaroba sembrava aver trovato il suo equilibrio tra denim e pantaloni sartoriali, è successo qualcosa: ho ricominciato a desiderare le gonne. Non necessariamente quelle facili. Anzi. Nell’ultimo anno mi sono accorta che a interessarmi sono soprattutto le gonne particolari: colorate, ricamate, stampate, decorate, magari persino un po’ strane. Quelle capaci di fare da sole quasi tutto il lavoro di un look.

La gonna prende il posto del pantalone perfetto

Forse è proprio questo il punto: la gonna particolare sta prendendo il posto che per anni abbiamo assegnato ai pantaloni, quello del capo attorno al quale costruire tutto il resto. Negli ultimi anni il pantalone sartoriale è stato una delle colonne portanti del guardaroba contemporaneo. Ampio, fluido, spesso grigio, beige o color crema, ha incarnato perfettamente quell’idea di minimalismo rilassato che ci ha fatto desiderare blazer, camicie maschili, maglie sottili e capi apparentemente anonimi ma tagliati benissimo. Ora qualcosa sta cambiando.

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Da una parte tornano pantaloni più asciutti, neri, vagamente anni Novanta. Dall’altra emerge un desiderio sempre più evidente di decorazione. Ed è forse la cosa più interessante: mentre continuiamo a parlare di guardaroba essenziali, capsule wardrobe e ricerca della semplicità, la gonna sembra essere diventata il luogo in cui concedersi esattamente il contrario. Un po’ pazzerella, come dico sempre. Quel colpo di stile che normalmente non ci concederemmo. Non sto parlando della longuette nera sartoriale, né della gonna in jersey aderente, sexy e magari leggermente a vita bassa. Parlo di gonne costruite per essere guardate. Gonne che raccontano qualcosa di chi le indossa prima ancora che abbia detto una parola.

Una gonna importante, una T-shirt e basta

È un atteggiamento che trovo profondamente legato allo stile italiano contemporaneo e a quella sprezzatura che permette di mettere insieme qualcosa di evidentemente speciale senza trasformarlo necessariamente in un “look da occasione”. Una gonna importante, una maglia semplicissima, un paio di scarpe che possiedi da anni.

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Parlandone con amiche e colleghe, mi hanno confessato di essere letteralmente ossessionate dalle gonne e di continuare a cercarne di nuove, quasi annoiate dai pantaloni più classici. Non che abbiano intenzione di abbandonarli — questo è stato precisato — ma quando si tratta di scegliere cosa indossare per una sera o per un evento, il pantalone non è più necessariamente la prima opzione. E forse è proprio perché le gonne stanno tornando a sembrarci facili.

Quando la gonna diventa un’immagine

Quest’anno è esploso anche il fenomeno delle cosiddette portrait skirts, gonne-quadro sulle quali compaiono volti e ritratti, come quella indossata da Alexa Chung. Non sono necessariamente facili da definire, ed è probabilmente proprio questo a renderle interessanti: stanno a metà tra un capo d’abbigliamento e un’immagine da portarsi addosso. È come se la gonna fosse diventata una superficie narrativa. E in questo senso il riferimento a Prada è quasi inevitabile.

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Miuccia Prada ha parlato della gonna come di un capo sul quale è possibile giocare e sperimentare con grande libertà. Basta guardare l’archivio Prada per capire quanto questa idea sia radicata nella storia della maison. Gonne ricoperte di specchietti, piercing metallici, maxi oblò, rossetti; trasparenze e sovrapposizioni capaci persino di simulare una minigonna dove apparentemente non c’era. Ed è un concetto che torna con particolare forza nella collezione Prada primavera/estate 2027, dove la passerella diventa un’entusiasmante variazione sul tema “gonna”. Qui la gonna non è semplicemente disegnata: sembra quasi consegnata a chi la indosserà perché possa finirla. Ci sono chiusure in velcro che permettono di portarla più alta o più bassa sui fianchi, interpretazioni contemporanee del kilt e stratificazioni nelle quali le gerarchie tradizionali dell’abbigliamento vengono rovesciate. La sottogonna, quella parte che normalmente dovrebbe restare nascosta, emerge e viene portata sopra tessuti più strutturati.

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Poi arrivano le gonne gioiello. Non semplicemente ricamate sopra una base di tulle, ma costruite attraverso cristalli cuciti a mano, uno a uno. Più che una decorazione, quasi una struttura. Pura arte sartoriale che trasforma un capo quotidiano in un oggetto da osservare da vicino.

Da Prada a Marni: quando la decorazione torna protagonista

Prada, però, non è l’unica maison ad aver capito le potenzialità di questa nuova gonna protagonista. Marni lavora sulle applicazioni evitando la soluzione più prevedibile della semplice paillette. Le superfici diventano composizioni geometriche, giochi di luce e colore che trasformano la gonna in un esercizio di design. Potrebbe facilmente diventare kitsch. E invece rimane sorprendentemente chic proprio perché tutto il resto può essere ridotto al minimo.

Alberta Ferretti lavora sulle increspature e sulle fantasie dall’eco anni Settanta, con effetti quasi tie-dye che reinventano persino la più tradizionale delle righe. Moschino recupera la gonna panier, enfatizzando i fianchi attraverso volumi teatrali e cascate di tessuto.

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The Attico sceglie ancora un’altra strada: stratificazioni ton sur ton nelle quali sono le diverse matericità a costruire il capo. Penso soprattutto al bronzo, interpretato attraverso il contrasto tra la consistenza dello shantung e la leggerezza quasi impalpabile del voile. Sono gonne molto diverse tra loro, ma hanno qualcosa in comune: non servono semplicemente a completare un outfit. Sono l’outfit.

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Le gonne di Bottega Veneta primavera/estate 2027 trasformano invece il movimento in elemento decorativo. La silhouette midi, apparentemente semplice, viene completamente reinventata da lunghissime frange sottili che scendono dalla vita e si raccolgono sul fondo formando morbidi anelli irregolari, quasi fossero fili lasciati liberi e poi annodati. Il risultato è una gonna tridimensionale, che cambia continuamente mentre si cammina. Nella versione lilla, il colore pieno enfatizza il carattere grafico delle frange; nell’altra, la lavorazione si sovrappone a una base stampata e materica, creando un effetto ancora più complesso, quasi pittorico. È un modo molto Bottega Veneta di rendere quotidiano un capo che, per lavorazione e presenza, potrebbe appartenere quasi alla couture.

La nuova regola? Una gonna speciale e tutto il resto semplice

Dopo anni passati a costruire il guardaroba intorno al pantalone perfetto, la gonna ci permette nuovamente di divertirci senza dover necessariamente complicare il modo in cui ci vestiamo. Anzi, funziona proprio perché tutto ciò che le sta intorno può diventare estremamente semplice. Una gonna ricamata con una T-shirt bianca. Una portrait skirt con una camicia maschile. Una gonna gioiello con un maglione. È la stessa logica con cui per anni abbiamo indossato i jeans, soltanto ribaltata: invece di partire da una base neutra e aggiungere qualcosa di speciale, è la base stessa a diventare speciale.

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Forse è questo il vero cambiamento. Non abbiamo smesso di amare il minimalismo. Abbiamo semplicemente ricominciato a desiderare un po’ di fantasia dentro il nostro guardaroba. Non voglio necessariamente un’altra gonna nera perfetta. Voglio quella strana, quella con un dettaglio che non avevo mai considerato, quella vintage che sembra appartenere a un’altra epoca oppure quella contemporanea che non capisco immediatamente come indossare. Quella che, prima ancora di piacermi, mi fa venire voglia di capire chi potrei essere indossandola.

Image Source: Acielle / StyleDuMonde – Getty Images

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