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Caso di malasanità: che cosa significa e cosa si può fare?

by Federica Livio
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Il periodo che stiamo vivendo ci ha costretti a sentir parlare più o meno quotidianamente di sanità, spesso in termini negativi o con tinte fosche. A prescindere dalla pandemia di Covid-19, ognuno di noi nella vita ha prima o poi a che fare con strutture sanitarie, medici e specialisti, per problematiche più o meno gravi. Spesso, però, sul tema non esiste una corretta informazione e quando qualcosa va storto, sebbene non vorremmo mai che fosse così, si grida “al lupo” senza prima conoscere le basi della materia. Credo quindi sia importante, come in ogni tematica, partire dall’informazione sul tema, che è ampio e articolato e che, sicuramente, non verrà esaurito in questo articolo. Ma ho voluto portarvi il punto di vista di un esperto in materia: Angelo Forestieri, un avvocato specializzato in risarcimento danni per errore medico o malasanità.

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  •  Quali sono i primi passi da compiere se si ritiene di essere vittima di un caso di malasanità?

Ciao Federica, innanzitutto dobbiamo prima capirci su cosa vogliamo intendere quando parliamo di “malasanità”. Sicuramente la garza dimenticata all’interno dell’addome è un episodio che può classificarsi come tale, così come l’intervento effettuato sul piede o sulla mano sbagliati lo sono, anche se, fortunatamente, episodi del genere non sono all’ordine del giorno. Al di là di simili casi evidenti di “malasanità” che balzano anche agli onori della cronaca, va precisato che la semplice mancata guarigione, spesso lamentata dai pazienti che si rivolgono al mio studio, oppure il solo peggioramento delle proprie condizioni di salute, a seguito di un intervento chirurgico, non sono tali da considerarsi ipotesi di “malasanità” per i quali i pazienti possono far valere determinati diritti o pretese. Infatti, al di là delle disfunzioni organizzative del sistema sanitario o diversi fattori personali e soggettivi che possono incidere sul processo di guarigione di ciascuno di noi, interventi, diagnosi e procedure asseritamente errate o inefficienti, possono considerarsi come ipotesi di “malasanità”, e comportare il risarcimento per i pregiudizi subiti, quando sono denotati da negligenza e noncuranza e causano un danno più o meno serio alla salute del paziente. In questi casi, se si ritiene di essere rimasti vittima di un caso di malasanità dagli esiti negativi o invalidanti, il primo suggerimento è proprio quello di accertare preventivamente le responsabilità dei sanitari intervenuti. Per questo, occorre in primo luogo raccogliere la documentazione medica di riferimento, facendo richiesta subito alla struttura sanitaria della copia della cartella clinica, unitamente a tutte le lastre e agli esami diagnostici effettuati. Per legge la documentazione deve essere rilasciata entro 7 giorni dalla richiesta, anche se, bisogna avvertire in realtà che nella pratica difficilmente questo termine viene rispettato. Successivamente, è necessario affidarsi ad un avvocato specializzato in casi di errore medico o malasanità, il quale con l’aiuto del suo team di consulenti medici (medico legale e specialista di riferimento) sarà in grado di esaminare il caso e stabilire la sussistenza di eventuali profili di responsabilità. Dopo aver chiarito i contorni della vicenda, si può procedere a formalizzare una richiesta danni nei confronti dei soggetti ritenuti responsabili. Si apre, quindi, una fase in cui si cerca di trovare un accordo tra le parti (paziente, struttura, medico, assicurazione) e, se l’accordo viene raggiunto, si perviene alla liquidazione spontanea del danno; la procedura si conclude senza avviare la causa in tribunale. Viceversa, si dovranno attivare gli altri strumenti previsti dalla legge, come la mediazione e l’accertamento tecnico preventivo per far valere i propri diritti, evitando comunque la via giudiziale. Da ultimo, se anche questi rimedi dovessero fallire, si potrà avviare una causa in tribunale per vedersi riconosciuti i propri diritti.

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  •  Quali sono le principali cause di errore?

Guarda, su questo punto ho scritto proprio un articolo sul mio blog: https://www.studiolegaleforestieri.it/errore-medico-risarcimento-danni / Guardando le diverse casistiche affrontate dal mio Studio, è possibile individuare alcune tipologie di errori più comuni che ci fanno capire come dietro ad un errore si nascondano una serie di concause o fattori che devono essere sempre attentamente valutati per determinare le effettive responsabilità. Spesso la mal pratica è l’effetto combinato di errori o disattenzioni attribuibili a vario titolo a diversi soggetti che hanno in cura il paziente e, nella complessità dell’organizzazione, influiscono sia le interazioni “uomo-uomo”, sia le interazioni “uomo-organizzazione” e “uomo-strumenti”. Inoltre, l’agire del personale medico è inevitabilmente soggetto alle debolezze umane e si trova ad essere influenzato molto spesso dalla disattenzione, dalla fretta, dalla collera, o da altri stati d’animo. É importante, in ogni caso, chiarire sempre prima i fatti, ricostruire nel dettaglio la vicenda ed esaminare tutta la documentazione medica di riferimento prima intraprendere qualsiasi azione legale o peggio ancora, assumere iniziative solitarie, se si vuole vedere riconosciuti i propri diritti nei confronti dei soggetti responsabili.

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  • Quali sono i diritti del paziente?

Dopo quello che ci siamo appena detti, tra i diritti fondamentali del paziente, tra tutti, il primo diritto che viene in considerazione è senz’altro il diritto al risarcimento del danno. Comunque, ancor prima che si verifichi un’ipotesi di danno, diversi sono i diritti del paziente ricoverato presso un ospedale o presso qualsiasi altra struttura sanitaria. Di fatti, a fianco ad un generico diritto alla cura, nel rapporto tra medico e paziente e struttura, possiamo dire che si instaura un rapporto ben più complesso che genera altri importanti diritti che sono essenziali nel rapporto e la cui violazione è fonte di responsabilità. Di fronte alla violazione di questi diritti è possibile intervenire, denunciando pubblicamente le ingiustizie, le prevaricazioni, i danni sofferti per negligenza o incompetenza.

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  • In che cosa la vittima può essere ripagata?

Ogni caso di malasanità è a sé, con le sue sfumature e le sue particolarità specifiche. Per questo una difesa accurata e specialistica sarà senz’altro in grado di far risaltare ogni aspetto peculiare/ personale della vicenda ed aumentare così la “posta” del risarcimento. Iniziamo col dire che il risarcimento in casi di malasanità comprende tutti i danni, siano essi patrimoniali e non patrimoniali subiti dal danneggiato. Si tratta di un grande contenitore al cui interno possiamo distinguere, quanto al danno patrimoniale tutte le spese mediche sostenute, o da sostenere, per cure, protesi, controlli etc, e tutti gli esborsi resi necessari per via delle lesioni subite. Rientrano in questa voce anche i redditi persi e i mancati guadagni o i proventi non ricevuti per via dell’atto sanitario mal eseguito. Pensiamo ad esempio all’incapacità lavorativa generata dall’illecito che rappresenta una delle voci più ricorrenti, rappresentata dalla diminuita capacità di lavoro, di carriera o anche di accesso al lavoro, e quindi anche di guadagno, come conseguenza diretta della lesione subita. Quanto al danno non patrimoniale, esso ricomprende tutti quei pregiudizi ad interessi della persona che non sono suscettibili di valutazione economica. Cioè, per dirla con parole più semplici, si paga con denaro sofferenze che nessuno si sente di negare a persone sfortunate, la cui vita è peggiorata a causa di un altrui comportamento inaccettabile.

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  • Com’è cambiato lo scenario con la pandemia?

Bellissima domanda, ma molto difficile dare una risposta esaustiva e precisa se consideriamo che ancora non ne siamo usciti definitivamente (pensiamo ad esempio alle “varianti” che non ci aiutano di certo a schiarire gli scenari futuri). Sicuramente il sistema sanitario si è trovato di fronte ad un “nemico” sconosciuto e difficile da sconfiggere dove gli errori possono essere stati anche molti, ma siamo sicuri che sia possibile parlare di veri e propri errori di fronte ad un virus di impatto mondiale? Tralasciando gli specifici “scudi penali” a favore dei medici, tecnicamente, va ricordato che la legge in via generale prevede già per tutti i professionisti che, se una prestazione implica la soluzione di problemi tecnici di speciale difficoltà, il professionista non risponde dei danni (salvo i casi di dolo o colpa grave). Nel contesto di pandemia da Covid 19, caratterizzato dalla novità della patologia, dalla carenza di studi scientifici riguardo la specifica malattia e la relativa terapia, e nell’ambito di una carenza delle strutture sanitarie, impreparate a contrastare il virus, e di fronte alla necessità di ripetute e rapide modifiche degli assetti organizzativi-gestionali, è ben possibile ravvisare un contesto in cui rinvenire quella “speciale difficoltà” di cui parla norma appena citata, volta a limitare, se non ad escludere del tutto, la responsabilità dei sanitari. Per il futuro, la pandemia ci ha fatto sicuramente riflettere sull’importanza della qualità dei servizi, sia per la tutela della salute del singolo, sia per evitare sprechi di denaro pubblico. Credo che siamo tutti d’accordo che è necessario considerare la spesa in sanità non più uno spreco ma un investimento per affrontare meglio determinate emergenze e tutelare al massimo ciò che abbiamo di più prezioso, ovvero la nostra salute.

Grazie Angelo Forestieri, l’argomento è vasto e articolato, molto attuale e interessante sia per me che per le nostre lettrici. Per approfondire, ho trovato dei documenti molto interessanti sul tuo sito, che consiglio di consultare! Incrociando le dita e sperando che vada tutto sempre bene nei nostri rapporti con la sanità, questi concetti sono molto utili e sicuramente da conoscere.

Image Source: Shutterstock

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