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Giacca con alamari: la storia del dettaglio rétro che torna protagonista

by Paola Ferrario
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Capita, talvolta, che, osservando un capo, siano i dettagli a catturare la nostra attenzione prima ancora della silhouette. È quello che può succedere davanti a una giacca caratterizzata da un’ordinata fila di quelle chiusure dall’irresistibile fascino rétro che chiamiamo alamari. Un elemento apparentemente funzionale che, in realtà, riesce a rubare la scena a tutto il resto e a trasformarsi nel vero protagonista del look. Non sorprende quindi che la giacca con alamari sia tra i capi più interessanti dell’autunno/inverno 2026-2027.

A prima vista l’alamaro potrebbe sembrare semplicemente una citazione dal guardaroba militare, uno di quei dettagli che la moda riprende ciclicamente quando torna a guardare alle uniformi del passato. Ma la sua storia è molto più articolata. Perché dietro quella piccola chiusura si incontrano tradizioni sartoriali differenti, sviluppatesi tra Oriente e Occidente e poi confluite, nel tempo, nel guardaroba contemporaneo.

La hussar jacket: quando l’alamaro nasce dall’uniforme militare

La prima matrice è quella militare europea. La giacca corta, aderente e strutturata, caratterizzata da file di cordoni, passamanerie e alamari sul davanti, richiama le uniformi dei reggimenti di cavalleria leggera degli ussari, corpo militare nato in Ungheria e sviluppatosi tra il XV e il XIX secolo.

AlamariL’estetica era vistosa e immediatamente riconoscibile, ma quei cordoni non erano necessariamente soltanto decorativi. Contribuivano anche a rendere più consistente il tessuto sul petto, offrendo una certa protezione durante il combattimento. La spettacolarità di queste uniformi, però, finì presto per superare il loro significato strettamente militare. L’immaginario degli ussari venne ripreso e reinterpretato da diversi eserciti europei e, successivamente, dalla moda civile. Nel corso del Novecento la hussar jacket sarebbe tornata più volte sulle passerelle, trasformandosi a seconda delle epoche in simbolo di eleganza formale, romanticismo storico, teatralità o, più recentemente, attitudine rock. È proprio questa capacità di cambiare significato a renderla ancora oggi così interessante.

 

L’altra storia dell’alamaro: il pankou cinese

Ma c’è un’altra tradizione, altrettanto importante, che porta molto più a Oriente. Nella sartoria cinese, infatti, le chiusure delle giacche hanno storicamente utilizzato elaborati nodi realizzati con cordoni e passamaneria, abbinati a piccole asole in tessuto. È il pankou, la caratteristica chiusura annodata che ancora oggi associamo alle giacche cinesi.

Il pankou è legato alla tangzhuang, la moderna giacca maschile cinese che deriva, nelle sue forme, dalla magua della dinastia Qing. In Occidente questa tipologia è stata a lungo identificata anche come Mandarin jacket, entrando progressivamente nell’immaginario internazionale.

Alamari

La sua influenza sulla moda occidentale è stata importante: prima attraverso gli scambi culturali e le comunità cinesi all’estero, poi attraverso il cinema e, in particolare, la grande diffusione dei film di arti marziali. La chiusura a nodo è così entrata nel vocabolario del prêt-à-porter, dove è stata reinterpretata in versioni minimaliste, lussuose o dichiaratamente contemporanee.

E poi c’è il montgomery

Quando pensiamo agli alamari nel guardaroba invernale, però, c’è un terzo capo impossibile da ignorare: il montgomery, o duffle coat. Qui l’alamaro assume una forma completamente diversa. Passanti e chiusure in legno, corno o materiali simili diventano infatti il segno distintivo di uno dei cappotti più riconoscibili della tradizione britannica. Il montgomery si sviluppò nell’Ottocento a partire da modelli di cappotti dell’Europa settentrionale e venne successivamente adottato anche dai marinai della Royal Navy.

Alamari

La sua caratteristica chiusura aveva una funzione estremamente pratica: gli alamari di grandi dimensioni potevano essere maneggiati facilmente anche indossando pesanti guanti. È proprio questa combinazione di funzionalità ed estetica ad aver trasformato il duffle coat in uno dei grandi classici dell’abbigliamento occidentale.

La giacca con alamari torna contemporanea

Non sorprende quindi che un dettaglio con una storia tanto stratificata sia tornato a interessare la moda. Tra il 2025 e il 2026 diversi brand hanno riletto la giacca con alamari seguendo proprio queste differenti genealogie. Da una parte c’è il ritorno della giacca di ispirazione cinese, con il pankou a definire silhouette essenziali e quasi grafiche. Róhe ha proposto la sua ormai riconoscibile Pankou Jacket, mentre Lemaire ha reinterpretato la chiusura tradizionale con un approccio più rigoroso e contemporaneo. Anche Adidas ha contribuito a riportare l’estetica della giacca cinese nell’immaginario contemporaneo con la sua Tang Suit, trasferendo il linguaggio del pankou nello sportswear.

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Dall’altra parte, la moda è tornata a guardare alla tradizione militare europea. Per la primavera/estate 2026, la hussar jacket, talvolta definita Napoleon jacket, è riemersa sulle passerelle e nello street style attraverso spalle definite, passamanerie, alamari e ricami che riportano alla mente le uniformi ottocentesche. Una tradizione che nella storia della moda è stata reinterpretata, tra gli altri, da Vivienne Westwood, Jean Paul Gaultier e Balmain e che oggi continua a essere riletta anche da designer più giovani, come Aaron Esh. Il risultato è che la giacca con alamari non appartiene più a un unico immaginario. Può essere marziale oppure iperfemminile, minimalista o barocca, profondamente legata alla tradizione oppure completamente svuotata del suo significato originario. Ed è proprio questa capacità di cambiare contesto mantenendo intatta la propria riconoscibilità ad averla trasformata in uno dei capi più interessanti del guardaroba contemporaneo.

Come indossare la giacca con alamari nell’autunno 2026

Ma come si porta una giacca con alamari oggi? La risposta sta soprattutto nell’equilibrio. Proprio perché questo capo porta con sé un immaginario così forte, militare, orientale, talvolta quasi teatrale, il modo più contemporaneo di indossarlo è lasciarlo diventare il punto focale del look, costruendogli intorno un guardaroba essenziale. Con i jeans e un paio di ballerine può diventare un capo da giorno; con una gonna o un pantalone sartoriale acquista invece un’attitudine più ricercata. Ed è una regola di styling che possiamo applicare facilmente anche al nostro guardaroba.

Alamari

Un modello dalla linea leggermente squadrata funziona benissimo con un paio di jeans straight. Lasciate che sia la giacca a parlare e mantenete il resto del look semplice: T-shirt bianca, maglia sottile o camicia e una scarpa essenziale.

Una giacca corta con alamari può essere completamente chiusa e indossata quasi come fosse un top. Sotto, una gonna lunga o un pantalone ampio creano una proporzione contemporanea e impediscono al look di diventare troppo rétro.

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La versione cropped è perfetta anche sopra una camicia maschile, soprattutto se abbinata a un pantalone a vita bassa. Il contrasto tra la costruzione strutturata della giacca e la leggerezza della camicia rende l’insieme meno prevedibile.

Un modello più lungo si sposa invece molto bene con una gonna a colonna. È una combinazione che mantiene la verticalità della silhouette e permette alla giacca di esprimere il suo lato più sofisticato.

Se invece volete enfatizzarne la componente più femminile, provate a indossarla sopra un abito fluido. Il contrasto tra la struttura della giacca e il movimento dell’abito crea quella tensione stilistica che rende contemporaneo un riferimento storico. Perché la cosa più interessante di questo piccolo dettaglio è proprio questa: sembra soltanto una chiusura, ma dentro porta secoli di uniformi, tradizioni sartoriali, viaggi culturali e trasformazioni della moda. E nell’autunno 2026 torna a ricordarci che, a volte, è un dettaglio a raccontare l’intero look.

Image Source: Getty Images

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