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Tornare dal bosco: in fuga dal dolore

by Diletta Cecchin
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Pensò che probabilmente avrebbe camminato fino a collassare e anche quello le stava bene, solo sarebbe durato molto più a lungo. La vista scemava, non riconosceva più bene le forme. Le parve che fosse il bosco ad andarle addosso avviluppandola in una mischia di tronchi, spini e fogliame.

Cosa può fare il dolore frutto del senso di colpa? Maddalena Vaglio Tanet indaga questo sentimento nel suo primo romanzo per adulti Tornare dal bosco, edito da Marsilio. Inizio anni Settanta. In un piccolo paese di montagna, in Piemonte, la maestra Silvia è scomparsa. Tutta la sua famiglia, i suoi alunni, la comunità intera la stanno cercando. Sarà fuggita in un’altra città? Sarà morta e da cercare rimane solo un corpo senza vita? Il lettore di Tornare dal bosco però sa che Silvia è viva, si è semplicemente allontanata, rifugiata nel bosco. Tra i rumori della natura, Silvia culla un dolore profondo, una ferita antica, lunga un’esistenza intera, riaperta da un lutto recente.

Tornare dal bosco

Il motivo per cui Silvia decide di scappare è la morte, anzi il suicidio, di Giovanna, una sua alunna. Avrebbe voluto togliersi la vita anche lei, gettarsi nel fiume come ha fatto la ragazzina, ma non è riuscita a compiere il gesto definitivo. Sparire però è una valida alternativa alla morte. Vorrebbe punirsi con l’inedia, lasciarsi morire di fame e di sete. Perché Silvia si ritiene colpevole della morte di Giovanna. La bambina si è gettata dalla finestra dopo che la maestra aveva comunicato ai genitori le sue continue assenze.

Tornare dal bosco

 

Eppure c’è qualcosa, anzi qualcuno che mantiene Silvia ancorata alla vita. È Martino, elemento estraneo alla comunità, da poco trasferitosi da Torino, ha la stessa età di Giovanna. Un giorno, vagando nei boschi, Martino si imbatte nel capanno dove la maestra ha trovato rifugio. Martino però non dà l’allarme, non dice a nessuno di aver trovato Silvia, e di nascosto le porta viveri, coperte e libri.

Nella nota finale di Tornare dal bosco si scopre che questa storia, ai limiti del possibile, è in realtà ispirata a un fatto reale che ha coinvolto la famiglia dell’autrice. La cugina del nonno di Maddalena Vaglio Tanet, maestra di paese, un giorno, dopo il suicidio di una giovane alunna, è sparita nel nulla, per poi ricomparire come se niente fosse dopo settimane.

Tornare dal bosco

Prendendo ispirazione da questo fatto, Vaglio Tanet ha aggiunto elementi (come Martino), che rendono la storia una grande allegoria sull’infanzia. Come prima di lei Simona Vinci con Dei bambini non si sa niente, Vaglio Tanet descrive il mondo dei più piccoli in maniera onesta e tragica, producendo un romanzo che sa abbinare l’innocenza alla durezza dell’infanzia.

Image Source: Marsilio Editore – I libri di Eppi – Pixabay

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