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Resto qui: storia di chi va e di chi resta

by Diletta Cecchin
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Esistono dei romanzi che ti convincono dalla prima pagina. Dei romanzi che chiami amiche, fidanzato, genitori e disdici tutti gli impegni perché non puoi abbandonare la lettura. Dei romanzi che combinano alla perfezione storia personale e impegno civile. Uno di questi è Resto qui di Marco Balzano, edizione Einaudi. Una vicenda di cui si Resto quiconosce già il triste epilogo, perché la finzione narrativa si intreccia alla realtà storia di Curon, piccolo paesino del Sud Tirolo, che negli anni Cinquanta scomparve, annegato dall’acqua di una diga voluta a tutti i costi dagli uomini che hanno distrutto tradizioni, senso di appartenenza e memoria. Ma partiamo dalle origini. La voce narrante di Resto qui è quella di Trina, una ragazza degli anni Venti, studentessa di Curon, ha un sogno: diventare maestra. Ma il suo progetto viene infranto da Mussolini, che vuole l’italianizzazione di quelle terre. Niente più tedesco sulle bocche degli abitanti, uffici pubblici, cartelli stradali, scuole. Tutti devono parlare italiano, anche i nomi sulle lapidi dei morti vengono cambiati. I tirolesi sono esclusi da qualsiasi carica pubblica, al loro posto uomini e donne di altre regioni. Veneti, lombardi, siciliani vengono spediti lassù in nome dell’italianizzazione. Eppure Trina non si arrende, insieme alle altre maestre insegna tedesco in scuole clandestine; per questo verranno picchiate e incarcerate, addirittura l’amica d’infanzia Barbara sarà costretta al confino politico. Gli anni passano, diventa quasi Resto quinormale convivere col fascismo. Trina, orma donna, si sposa con Erich. La normalità però verrà sconvolta da tre nefasti eventi. Il primo è il progetto fascista di costruire una diga a Curon per fornire elettricità alle città industrializzate limitrofe. Il secondo è l’alleanza tra Mussolini e Hitler: agli abitanti di Curon è offerta la possibilità di andarsene e diventare cittadini austriaci. E l’evento più terribile di tutti: lo scoppio della seconda guerra mondiale, a causa però della quale sarà accantonato il progetto della diga. Dopo mesi di privazioni, finalmente la guerra finirà e Trina ed Erich potranno tornare a casa, ma ancora una volta la pace è lontana perché la maledizione della diga tornerà a bussare alle porte degli abitanti di Curon. Il tema centrale di Resto qui è l’abbandono, in un sorprendente gioco di contrari con il titolo. La vicenda persona della protagonista è costellata di abbandoni. L’amica Barbara condannata al confino per colpa della stessa Trina che l’ha coinvolta in un progetto pericoloso. La figlia nata dal matrimonio fra Trina ed Erich, che preferirà andare a vivere in Austria insieme agli zii paterni. Fino all’abbandono collettivo degli abitanti di Curon, costretti ad andarsene in massa nel 1950. L’unico a restare, tutt’ora silenzioso testimone di quanto avvenuto, è il campanile ritratto nell’immagine di copertina, ormai metà di passeggiate turistiche. Con Resto qui, Marco Balzano ha voluto denunciare una storia vera, velandola di romanzo e finzione. Ne sentiremo parlare a lungo.

Image source: einaudi.it

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