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Noi non abbiamo colpa: ritorno alle origini

by Diletta Cecchin
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Noi non abbiamo colpa L’entroterra delle Marche. Una terra arcaica, matriarcale, fatta di tradizioni. Una terra ferita da terremoti e negligenze.

D’estate al paese il caldo tropicale riduce i sottovasi delle piante a vivai brulicanti di larve di zanzare, appiccica le canottiere alle spalle rosse dei contadini, crea brume nelle pieghe dei colli, infiamma i campi: gli sterpi del grano mietuto diventano aghi acuminati che bucano le suole delle scarpe.

Così descrive il suo paese Marta Zura-Puntaroni nel romanzo Noi non abbiamo colpa, pubblicato da Minimum Fax. Giallo, rosso, ocra sono i colori dominanti di queste campagne, lontane dal mare e fuori dalle mete turistiche. La narrazione di Noi non abbiamo colpaNoi non abbiamo colpa prende avvio quando Marta decide di tornare a casa e trascorrervi tutto il periodo estivo. Il suo impiego di consulente le permette di lavorare un po’ ovunque, basta avvisare i clienti, mettere quattro cose in valigia (abiti che sa già non indosserà mai al paese) e partire per tornare alle origini. Qui ad aspettarla le amiche di sempre, quelle con cui ha trascorso anni fra i banchi di scuola. Insieme a loro non deve fingere come in città, può essere realmente se stessa. A casa ritrova la madre Antea, con cui ha un rapporto strano. Una forza che avvicina e allontana, come tutte le figlie con le proprie madri. Ma soprattutto, alle origini, c’è la nonna Carlantonia, affetta da Alzheimer. Intorno a lei una sfilza di badanti. Resistono tutte poche settimane, poi Carlantonia le fa scappare a causa del suo terribile carattere. Carlantonia infatti è brusca, poco accomodante, cattiva. E non è diventata così a causa della malattia, lo è sempre stata. «Mia madre dice che Carlantonia è – era – simile a me, e nella mia famiglia non c’è insulto più grande di essere paragonati a nonna», scrive l’autrice. Noi non abbiamo colpa è un romanzo fortemente autobiografico che si addentra in una fase della vita che spaventa molti: la vecchia accompagnata dalla malattia. Con estrema sincerità, Marta Zura-Puntaroni racconta le paure e le difficoltà di chi si trova ad assistere un malato di Alzheimer. Senza pudore, umanamente, spiega come sia difficile per lei andare a trovare la nonna, che non la riconosce più e che soffre di scatti violenti di rabbia. Allo stesso tempo però questo le permette di riallacciare il filo con le proprie origini e di guardare con speranza il futuro. Un romanzo femminile, in cui si incrociano tre generazioni, che parla alle donne.

Image Source: Minimum Fax

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