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Il gelo che non consola: l’inquietudine di L’onesta bugiarda

by Paola Ferrario
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L’onesta bugiarda di Tove Jansson (Iperborea) sembra il libro perfetto per lasciarsi avvolgere dal gelo: un villaggio isolato, bufere di neve, silenzi pieni di sottintesi e un mistero che serpeggia sotto la superficie. Tutto faceva pensare a una lettura “confortevole”, quasi natalizia. E invece no. Qui il freddo non è quello delle lucine d’inverno, ma quello che entra sotto la pelle. Perché in questa storia nulla è davvero rassicurante, a partire dai personaggi.

L’onesta bugiarda

Le protagoniste sono Katri Kling e Anna Aemelin, due donne che più diverse non potrebbero essere. Katri è razionale, dura, cresciuta troppo in fretta: mantiene il fratello, lavora nella bottega del villaggio e ha un’idea molto precisa di come dovrebbe funzionare il mondo. Anna, invece, vive in una dimensione fragile e ovattata: è un’illustratrice famosa, creatrice di adorabili coniglietti floreali, circondata da una gentilezza che sembra quasi irreale. Quando Katri entra nella sua vita e decide di diventarne la governante, l’equilibrio – già precario – si incrina definitivamente.

Tra le due nasce un rapporto teso, fatto di attrazione e repulsione, di scontri continui e silenzi pesanti. Si osservano, si studiano, si influenzano. Katri vede in Anna un potenziale da sfruttare, una ricchezza immobile da rimettere in moto; Anna, al contrario, è affascinata dalla lucidità di Katri, salvo poi temerla. È una relazione che non ha nulla di tenero e che, pur non essendo una storia d’amore in senso stretto, ne riproduce dinamiche molto familiari: idealizzazione, dipendenza, trasformazione reciproca.

L’onesta bugiarda

Devo essere onesta: nessuna delle due mi è risultata particolarmente simpatica. Anzi, quando il discorso si sposta su denaro, investimenti e profitti, l’antipatia cresce a vista d’occhio. Ma probabilmente è proprio questo il punto. L’onesta bugiarda è un romanzo che non cerca di piacere, bensì di mostrare quanto i rapporti umani possano essere destabilizzanti e quanto facilmente una persona possa cambiare sotto l’influenza di un’altra. L’illustratrice ingenua lascia lentamente spazio a una figura più fredda e calcolatrice, mentre la razionalità di Katri rivela crepe inquietanti. L’atmosfera è costantemente attraversata da un senso di disagio: una battuta fuori posto, un complimento che suona come un’accusa, una calma che sembra sempre pronta a rompersi. Tutto è ambiguo, tutto è leggermente storto. Ed è proprio questa inquietudine a tenere insieme il romanzo.

Una lettura consigliata a chi ama le storie introspettive, psicologiche, attraversate da una sottile tristezza. Quelle che assomigliano a un paesaggio invernale: bellissimo da guardare, ma impossibile da abitare senza sentire un po’ di freddo.

Image Source: Shutterstock  – Getty Images – Iperborea

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