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Gucci Cosmogonie: la sfilata a Castel del Monte

by Federica Livio
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Il genio creativo di Gucci, Alessandro Michele, presenta la collezione Cosmogonie a Castel del Monte, in Puglia. La fortezza, costruita dall’imperatore del Sacro Romano Impero Federico II di Svevia tra il 1240 e il 1250, si è rivelata il teatro perfetto per questa sfilata, grazie al suo passato ricco di incontri romanzeschi e contenuti esoterici. Non a caso, la collezione prende il titolo di Cosmogonie e vuole interpretare il mito, la poetica e la dottrina che, per secoli, hanno provato a dare una spiegazione, differente da quella scientifica, alla formazione dell’Universo.

In tanti anni di lavoro mi sono reso conto di quanto la moda abbia bisogno dell’altrui pensiero: è un incontro di forme, di vite, di attitudini, di storie» afferma Alessandro Michele – Il castello ha misure magiche come sono magiche le misure dei colli delle camicie e le misure delle giacche: mi è sembrato che qui anche la disposizione delle pietre della costruzione racconti la genesi del mio lavoro, ma soprattutto racconti quanto per fare il mio lavoro sia importante mettere insieme delle costellazioni di cose.

Cosmogonie

Oggi, infatti, realizzare una collezione è molto più che cucire degli abiti: significa offrire la propria personale interpretazione del mondo agli altri, provando a raccontare la propria idea del mondo e sul mondo, non solo per parlare a una piccola élite, ma per arrivare a tutti, anche grazie ai media. L’idea della collezione è arrivata al Direttore Creativo grazie a una piccola borsa Gucci con disegni jaquard, appartenuta a Greta Garbo: un segnale, un’ispirazione, forse? Da lì, ecco l’idea delle costellazioni e la scelta della location.

Cosmogonie

Il riferimento più evidente, per una collezione ricca di citazioni, è quello al filosofo tedesco Walter Benjamin, che scrive:

Non è che il passato getti luce sul presente o il presente la sua luce sul passato, ma immagine è ciò in cui quel che è stato si unisce fulmineamente con l’adesso in una costellazione.

Le forme ricordano quelle degli anni Trenta e Quaranta e gli abiti brillano, rendendo ambigue le forme. Ma, soprattutto, gli abiti sono privi di connotazioni di genere: sono elementi cosmogonici che raccontano storie di tutt’altro mondo, quello che un design può immaginare quando si libera dalle costrizioni della realtà.

Cosmogonie

Un rave di vestiti e di corpi, è stata definita questa sfilata. Il ritorno alla realtà arriva, ma è dato dalle note potenti della musica dei Måneskin, che incendiano ancor più questo universo parallelo e magico.

Image Source: Getty Images

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