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Come amare una figlia: istruzioni per l’uso

by Diletta Cecchin
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Il mio amore per Leah non era un processo di apprendimento. Era piuttosto il contrario. Era dimenticare tutto.

A parlare è Yoela, protagonista e voce narrante di Come amare una figlia, romanzo dell’autrice israeliana Hila Blum, pubblicato in Italia da Einaudi. Ancora una volta, gli scrittori e le scrittrici israeliani, si dimostrano ottimi conoscitori dei sentimenti che legano gli esseri umani e ottimi narratori. In queste pagine troviamo una vicenda intima, ma universale. Hila Blum apre il sipario su un tipo di amore ancestrale e viscerale: quello che lega una madre alla prole, in questo caso un’unica figlia femmina.

Come amare una figlia

Come amare una figlia si apre con Yoela, da sola al buio, in una strada di una piccola cittadina olandese, lontana cinquemila chilometri da casa. Il suo sguardo è immobile, fisso sulle finestre di una casa. Il buio le permette di osservare senza essere vista. Si sa, nelle casa del nord Europa, prive di tende alle finestre, nulla rimane nascosto, tutto si mostra. Davanti agli occhi di Yoela va in scena la vita di una famiglia: marito, moglie, due figlie, tutti intenti a preparare la cena. Eppure c’è qualcosa che non torna. La donna che si muove velocemente da una stanza all’altra, è Leah, la figlia di Yoela. L’uomo che cucina è suo genero. Le due bambine bionde sono le sue nipoti. Perché Yoela li spia come fosse una ladra? Perché non suona il campanello, non entra a cenare con loro? La risposta è semplice, ma dolorosa. Da anni Leah se n’è andata di casa per costruirsi una vita altrove. Un’esistenza di cui sua mamma non conosce assolutamente nulla. Leah infatti dà poche notizie di sé a casa, con brevissime telefonate, in cui dice poco o nulla, mente raccontando di essere in Thailandia, dall’altra parte del mondo. E invece è in Europa, madre a sua volta.

Come amare una figlia

In Come amare una figlia, Hila Blum ci racconta, con grande sincerità, che dal troppo amore si fugge. Perché arriva il momento in cui bisogno accettare che i figli sono altro rispetto a chi li ha generati. Perché amare non significa possedere. Perché dare la vita vuol dire consegnare al mondo. A questo proposito vi consiglio anche la lettura del saggio della Dott.ssa AndreoliLo faccio per me.

Image Source: Einaudi

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