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Bella mia: le ferite di una terra tradita

by Diletta Cecchin
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Le migliori scritture sono quelle che nascono naturali, da una profonda e inarrestabile esigenza di raccontare, bella miaistintive come il respiro o il nutrirsi. È il caso di Donatella Di Pietrantonio. A ogni romanzo si riconferma come una delle migliori penne italiane. Al centro del suo narrare due temi ricorrenti: la terra a cui appartiene, l’Abruzzo, e la maternità. All’attivo tre titoli: Mia madre è un fiume, L’Arminuta, di cui avevamo parlato qualche mese fa sempre qui e vincitore del Premio Campiello, e un romanzo intermedio, pubblicato nel 2013 dalla casa editrice Elliot e ristampato nelle ultime settimane da Einaudi, dal titolo Bella mia, che all’epoca le valse la candidatura al Premio Strega.
Introvabile negli ultimi anni, finalmente ritornato a fare la sua bella figura sugli scaffali delle librerie, Bella mia è un romanzo travolgente, che ti spacca l’animo. Caterina e Olivia sono due sorelle gemelle: Caterina è vissuta all’ombra di Olivia, protetta dalla sorella più bella, appariscente, aperta all’altro e all’ignoto. Sono nate, cresciute e tutt’ora vivono all’Aquila, dove Olivia è tornata ad abitare con un figlio adolescente e un matrimonio fallito alle spalle. Caterina non si è mai sposata e soprattutto non hai mai preso in considerazione l’idea di diventare madre, non si sente adatta a curare un altro essere umano.
bella miaDa mesi all’Aquila si dorme male, piccole e brevi scosse di terremoto tormentano gli abitanti. Fino a quella terribile, devastatrice e traditrice del 6 aprile 2009. Una città distrutta, famiglie annientate. Durante il terremoto Olivia perde la vita, la gemella sbagliata continua a pensare Caterina, la sopravvissuta. Quella sbagliata perché lascia un figlio adolescente, taciturno e travolto dal lutto, che Caterina conosce solo superficialmente e di cui da quel giorno dovrà prendersi cura, inventandosi madre quando l’idea era già stata accantonata da tempo.
Bella mia è un romanzo diretto, che racconta la vita, la morte, e ancora la vita dopo la morte. Mai indulgente, mai pietoso. Caterina è un personaggio umano. Da un lato si sente in colpa per esserci ancora, quando Olivia, madre di famiglia, non c’è più. Ha un grande senso di responsabilità: non scappa, si ferma ad occuparsi del nipote orfano e della madre, ormai anziana, che ha perso metà del frutto del suo grembo. Allo stesso tempo però ha dei cedimenti, come tutti noi: si sente sollevata quando Marco parte per tre giorni in gita scolastica, perché lei un figlio proprio non lo voleva, è nel giorno del compleanno suo e di Olivia non sta accanto ai sopravvissuti, ma si chiude in un camera d’albergo dove si stordisce a suon di alcool e sonniferi.
Se deciderete di leggere Bella mia preparatevi: non è una storia che si dimentica facilmente, anzi vi rimarrà incisa nel cuore.

Image source: einaudi.it

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