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Addio a Raffaella Carrà

by Francesca Marangoni
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Raffaella Carrà ci ha lasciati. All’improvviso, in silenzio, un’uscita di scena quasi in contrasto con l’entusiasmo che ha sempre trasmesso al proprio pubblico. In realtà un atto di amore e di rispetto, o per dirla con le parole di Sergio Japino, suo ex compagno ed amico del cuore:

L’ennesimo gesto d’amore verso il suo pubblico e verso coloro che ne hanno condiviso l’affetto, affinché il suo personale calvario non avesse a turbare il luminoso ricordo di lei. (…) Detestava la compassione e mai avrebbe voluto apparire stanca, triste e malata.

È stata proprio una malattia a portarla via a soli 78 anni, e con lei se ne va una delle personalità più luminose e talentuose del panorama televisivo nazionale.

Nessuno sarà mai come la regina della televisione italiana. Era capace di cantare, ballare, intrattenere e recitare come una vera star, nonostante il panorama nazionale contasse altre talenti del calibro di Mina, Milva e Patty Pravo. Il segreto del suo successo è frutto di un soggiorno negli Stati Uniti, dove entra a stretto contatto con la realtà dei musical di Broadway, e rientrata in patria capisce che la nostra televisione ha bisogno di una sferzata di energia per esplodere. Diventa quindi la regina del varietà italiano, senza creare un’esclusività tra il pubblico ma creando un intrattenimento trasversale che la porta ad essere amata dalle donne, applaudita dai bambini e desiderata dagli uomini. Un incontro generazionale estremamente genuino. Soprattutto questi ultimi non possono dimenticare quando, nel 1970, mostra per la prima volta l’ombelico in tv durante il varietà Canzonissima. Per giorni non si parla d’altro, è un vero e proprio scandalo per un’epoca in cui la censura del corpo femminile è praticamente un postulato. Ma Raffaella Carrà è sempre stata una donna moderna, forse anche troppo rispetto ai tempi, tanto che nel 2019 a Vanity Fair spiegherà così quel momento:

Mi portano un disegno. Ho i pantaloni bianchi, un toppino e l’ombelico scoperto. Al mare, in vacanza, con un paio di short, io mi vestivo più o meno così. Dov’era lo scandalo? Dove la provocazione? Era tutto pulito, senza secondi fini e non ho mai pensato alla censura né nessuno mi ha detto “Non si può”. Come sia nata ’sta leggenda non lo so». 

L’anno successivo è quello del Tuca Tuca, una coreografia eseguita in coppia con Enzo Paolo Turchi durante la quale si tocca l’altro su diverse parti del corpo al procedere della canzone. Ammiccante e trasgressiva, al suo di Ti voglio, ah-ah! / Ti voglio, ah-ah-ah! / È tanto bello star con te / E quando ti guardo, lo sai cosa voglio da te, Raffaella Carrà conquista il pubblico ed anche la censura, tanto da rendere necessario l’intervento di Alberto Sordi per sdrammatizzare il tutto. 

Più di chiunque altro in quegli anni, e forse fino ad oggi, la Carrà contribuisce in maniera decisiva a parlare di libertà sessuale. Aiuta le donne a liberarsi di tanti tabù in uno Stato dove il Cattolicesimo non permette che prendano piede determinate convinzioni o correnti di pensiero, e lo fa puntando i riflettori sul piacere femminile e sul potere delle donne nell’intimità (Se lui ti porta su un letto vuoto / Il vuoto daglielo indietro a lui / Fagli vedere che non è un gioco / Fagli capire quello che vuoi) e sdoganando il bello di fare l’amore, preferibilmente “Da Trieste in giù”. Amore ed eros sono sempre stati temi a lei cari, trattandoli in maniera molto disinvolta e disinibita: anche argomenti quali il tradimento all’interno della coppia e l’omosessualità hanno trovato apertamente spazio all’interno delle sue canzoni, fra le quali ricordiamo “Luca” (Era un ragazzo dai capelli d’oro / E gli volevo un bene da morire (…) Ma un pomeriggio dalla mia finestra / Lo vidi insieme ad un ragazzo biondo) ed “E Salutala Per Me” (Non dire niente (…) Io so già tutto / Tutto di lei / Tutto di lei e te. (…) Va ti prego va da lei / Non farla più aspettare / E salutala per me). 

Raffaella Carrà ha incontrato l’amore sotto diverse forme. Gianni Boncompagni e Sergio Japino sono stati i due grandi amori della soubrette, e nonostante l’epilogo delle relazioni i rapporti con gli ex compagni sono proseguiti nel segno della professione e della stima reciproca. Pensando invece all’amore materno, Claudia, Paola e Barbara Boncompagni, nate da una precedente relazione di Gianni, sono state per lei come delle figlie, così come i nipoti Federica e Matteo, figli del fratello prematuramente scomparso. A 40 anni le è stato detto che non aveva più speranze di riuscire a mettere al mondo un erede, ma Raffaella con grande tenacia e sensibilità non si arrende ed adotta a distanza 150mila bambini. Perché la maternità va ben oltre la pura biologia. 

Oggi siamo tutti un po’ più orfani. Ci mancherà il suo caschetto biondo, il suo sorriso, la sua femminilità elegante ed esuberante. Ci mancherà un cuore puro e privo di pregiudizi, ed un talento assolutamente inimitabile capace di animare le folle. Ciao, Raffaella.

Image source: Pinterest

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